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Da anni il Sud cresce meno del Centro-Nord e delle altre aree deboli d’Europa, che sono state il vero motore dello sviluppo in Irlanda, Germania e Spagna. Il Mezzogiorno resta invece un bacino ricco di potenzialità non sfruttate, verso cui dobbiamo orientare serie e nuove strategie d’intervento. È un dovere politico e nazionale: come ha ricordato qualche mese fa il Governatore Mario Draghi: “Il Paese non si riprende se il Sud non decolla”.
La strategia per il Sud
Il Mezzogiorno è una terra di forti divari, complessa e disomogenea. Per affrontare di petto problemi strutturali più o meno antichi occorre costruire tutti insieme una politica di coesione territoriale, partendo dalle revisione delle misure nazionali, locali e comunitarie. L’esperienza del Governo Prodi si basava su tre pilastri: una politica unitaria di sviluppo, la revisione delle politiche di incentivazione alle imprese che operano nel Mezzogiorno e interventi specifi per i giovani laureati meridionali. Occorre definire una nuova strategia di intervento nel Mezzogiorno, in grado di riattivare quei processi di crescita economica e di progresso sociale che sembrano essersi interrotti nell’ultimo decennio. La costruzione di un politica di coesione territoriale più incisiva passa necessariamente per un impegno diverso per il Mezzogiorno nell’ambito delle politiche ordinarie nazionale e per una revisione critica delle funzioni e delle modalità di applicazione degli interventi specifici (nazionali e comunitari, centrali e regionali) per il Sud. Si tratta di un obiettivo complesso che cui sono chiamati a dare un contributo tutti gli attori economici e politici.
Il precedente Governo aveva avviato un processo di profonda revisione delle politiche meridionaliste, basato su tre pilastri: a) l’adozione, per la prima volta nel nostro Paese, di una programmazione unitaria, che inserisce nello stesso quadro tutte le azioni finanziate sia con Fondi comunitari che con le politiche aggiuntive nazionali (il FAS); b) la razionalizzazione del sistema di incentivazione alle imprese e l’introduzione, sul modello francese, di aree di vantaggio fiscale; c) interventi mirati a favore dei giovani laureati del Mezzogiorno per evitare che continui la migrazione verso il Centro-Nord.
Orizzonti preoccupanti
Con l’avvento del Governo Berlusconi il processo avviato sembra essersi già bruscamente interrotto i primi provvedimenti varati dal nuovo Esecutivo costituiscono un forte arretramento rispetto a quanto era stato fatto in questi anni.
Il decreto fiscale su Straordinari e ICI è il primo forte attacco al Mezzogiorno del nuovo Governo Berlusconi.
Un secondo fattore di forte indebolimento della politica per il Mezzogiorno è provenuto dal Decreto-Legge 3 giugno 2008 , n. 97 in materia di monitoraggio della spesa pubblica. L’art. 2 del decreto interviene significativamente sul crediti d’imposta agli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno, introducendo un tetto di spesa e un meccanismo di richiesta e prenotazione delle risorse che ne indebolisce fortemente la validità. Dunque un forte indebolimento di una linea, fortemente voluta anche dalla Confindustria, volta a ridurre qualsiasi intermediazione politica e burocratica nella concessione delle agevolazioni imprese.
Il quadro che emerge è dunque molto preoccupante e conferma una impostazione fortemente nordista di questo Governo, cui l’opposizione dovrà contrapporsi con forza e determinazione.
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